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    La pallavolista Angelica Abate si è spenta nella sua abitazione in Sicilia per un cancro

    La pallavolista siciliana Angelica Abate si è spenta nella sua abitazione di Roccalumera, in Sicilia, a causa di un cancro al cervello.

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    Fidanzati uccisi a Lecce, svolta nelle indagini: fermato un 37enne

    Si tratterebbe di un edicolante del posto, il suo nome di battesimo è Andrea e coincide con quello sentito urlare da Eleonora

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    Adnkronos

    Benigni e Braschi in tribunale: "Mai compiuti abusi edilizi"

    "Io sono un amico di vecchia data di Veltroni e mai mi sarei sognato di chiedergli un favore, tanto meno illecito. Quanto dichiarato dall'architetto Nicolino Di Battista al tribunale civile di Roma è una calunnia che deve essere punita con una condanna penale". Lo ha detto in aula in tribunale, in udienza a porte chiuse, l’attore Roberto Benigni, sentito insieme con la moglie Nicoletta Braschi, parte offesa, nel processo in cui è imputato per calunnia l'architetto Nicolino Di Battista, al quale nel 2006 la coppia aveva dato l'incarico di svolgere i lavori. I fatti riguardano un abuso edilizio nell’abitazione romana della coppia, a Villa Appia delle Sirene.   Nel 2013 l’architetto Di Battista "nell’ambito di un procedimento davanti al tribunale civile di Roma su ricorso della Braschi per l’esecuzione di accertamenti tecnici preventivi sull’immobile di sua proprietà, i cui lavori di ristrutturazione venivano a lui affidati in qualità di architetto, in una memoria incolpava, pur sapendoli innocenti", la moglie del premio Oscar e "i funzionari comunali Luca Odevaine e Massimo Miglio di avere concorso in condotte illecite idonee ad integrare il reato di abuso edilizio".   "Odevaine e Miglio non sono mai venuti nella villa per il cantiere oggetto di processo – ha detto dal canto suo Braschi sentita come parte offesa - Sono venuti nel 2006, una prima volta per una denuncia di abusivismo fatta da mio marito contro il nostro vicino. E una seconda volta per un muro di confine che minacciava di crollare".

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    Adnkronos

    Sindaco da record: appena eletto, si è già dimesso

    Lunedì pomeriggio Carbone, piccolo Comune di meno di 600 abitanti in provincia di Potenza, aveva un sindaco con l'elezione di Vincenzo Scavello, della lista ''Onesti e liberi''. Martedì non ce l'ha più, il nuovo sindaco si è già dimesso e con lui i consiglieri di maggioranza eletti. Lo rende noto all'Adnkronos il sindaco uscente, ormai ex, Mario Chiorazzo. Finisce secondo le previsioni la vicenda elettorale del Comune del Parco del Pollino. Alle elezioni hanno partecipato due liste, entrambe composte da persone non residenti a Carbone o in Basilicata, bensì in Sicilia e in Puglia, che non conoscevano Carbone e che nessuno nel paese lucano sapeva chi fossero. Al termine dello spoglio è stato proclamato sindaco Scavello con 78 voti, pari a oltre il 78%. Stamattina si è presentato al Comune con gli altri 7 consiglieri eletti per presentare le dimissioni. Quindi arriverà un commissario nominato dal Prefetto di Potenza. Erano tre le liste presentate ma era stata ricusata per un ritardo nella presentazione proprio quella con i candidati del posto mentre erano state accolte ''L'altra Italia'' e ''Onesti e liberi''.  Per i Comuni con popolazione inferiore a 15000 abitanti, se è presente una sola lista, serve il quorum del 50% + 1 dei votanti. Invece con due liste non c'è il quorum, basta un solo voto valido per eleggere il sindaco. ''Avevamo un sindaco e in meno di 24 ore non ce l'abbiamo più - commenta Chiorazzo all'Adnkronos - ma ce l'aspettavamo. Ci era stato già preannunciato che in caso di elezione ci sarebbero state le dimissioni''.  ''E' un fatto grave - dice l'ex sindaco all'Adnkronos in maniera netta - presentare delle liste se non c'è una volontà di amministrare. La presentazione di liste in piccoli Comuni sotto i mille abitanti da parte di liste di persone che non appartengono al territorio non è un fatto nuovo, in genere passa inosservata perché ci sono i candidati del posto ma questa volta è andata diversamente e forse è la prima volta che ciò accade in Italia. E' legittimo che si presentino delle liste, purché ci sia una reale volontà di amministrare''.  Per Chiorazzo occorre una modifica legislativa. ''Ribadisco, è legittimo presentarsi, pure se non si è residenti - aggiunge - ma basta una piccola modifica. Siccome per i Comuni sotto i mille abitanti non serve il numero di sottoscrittori della lista, basterebbe prevedere anche un minino di firmatari, 20 ad esempio. In questo modo si evita che persone di altre regioni, non interessate ad amministrare, vengano qui a presentare le loro candidature''.  Chiorazzo ha lasciato il Comune dopo 15 anni. ''C'è amarezza - sottolinea - perché speravo di consegnare la fascia tricolore a un cittadino di Carbone, invece non ho nemmeno potuto fare il passaggio di consegne perché in brevissimo tempo erano già andati via tutti. Ora mi auguro a Carbone un impegno, soprattutto da parte dei giovani, per riprendere in mano la vita amministrativa del proprio Comune''.

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