• Sia licenziato subito Luca Morisi. E subito!

    Per questa semplice sua licenza, il signor Morisi meriterebbed'essere destituito dall'incarico in tronco

  • Famosa chef tra le vittime, il selfie prima dell'esplosione

    Madre e figlia uccise, prima dell'attacco avevano postato un selfie. Nilanga Mayadume stava facendo la colazione di Pasqua con sua madre, Shantha Mayadume, nota chef del paese, nell'hotel Shangri La di Colombo, quando si è verificata una delle terribili esplosioni che hanno colpito tre alberghi di lusso della capitale dello Sri Lanka. La ragazza, che aveva 30 anni e aveva studiato all'Università di Londra, poche ore prima degli attentati aveva condiviso una sua foto con i suoi parenti su Facebook con la didascalia: "Easter breakfast with family". Secondo i media locali, nessuno di loro è sopravvissuto. Una sua amica Radha Fonseco ha detto a Gulf News: "Nilanga era una ragazza molto popolare al college e, oltre al fatto che era brillante e intelligente, sua madre Shantha Mayadume, una rinomata chef, l'ha resa ancora più popolare al college. Lei (la madre) era molto rispettata e una chef a cui ispirarsi per tutto lo Sri Lanka". Ogni cingalese conosceva infatti Shantha Mayudume, direttrice, tra le altre cose, di una famosa scuola chiamata Shantha Mayadunne School of Cooking Art, in cui insegnava le sue ricette "veloci e facili", come lei stessa le definiva. Aveva inoltre vinto diversi premi, aveva pubblicato due libri di cucina e ospitato i primi programmi di cucina dal vivo realizzati dalla Sri Lanka Rupavahini Corporation, la rete televisiva nazionale del Paese.

  • Juve, da Manolas e Isco al sogno di Paratici: l'assalto alla Champions continua

    La conferma è arrivata fronte Juve e fronte Allegri. “Quest’anno la Champions era...

  • Grande Fratello, Valentina Vignali vs Lemme: “Ci vediamo fuori”

    Valentina Vignali ha avuto una lite con Alberico Lemme e il tutto stava per sfociare in una rissa. Il Grande Fratello prenderà qualche provvedimento?

  • Perché l'omicidio Lavorini resta un caso non chiuso

    Ermanno Lavorini ha dodici anni e vive a Viareggio: frequenta la seconda media. Ha dei compiti da fare per la scuola, quel venerdì 31 gennaio del 1969. Ma, prima di mettersi sui libri, Ermanno decide di uscire a fare due passi. “Un'ora e torno a casa”, dice a sua mamma: sono le 14.30. Ma a casa non tornerà mai. Quello stesso giorno viene rapito e ucciso da un gruppo di ragazzi poco più grandi di lui.Sono trascorsi 50 anni dall'omicidio di Lavorini, ma il suo caso continua a lasciare basiti. Sconvolge l'efferatezza del crimine, certamente, ma anche l'approssimazione con cui vennero condotte le indagini e la leggerezza con cui la stampa - quasi tutta, con l'eccezione di Marco Nozza, cronista de Il Giorno - catalogò il rapimento e l'uccisione del ragazzino di Viareggio come un delitto a sfondo sessuale. Una versione che, per la verità, fu per anni quella ufficiale, la pista battuta da chi indagava sulla morte di Lavorini. Ogni giorno una bugia, una menzogna, quello che è bianco al mattino, diventa nero la sera.Baldisseri calca la mano sui motivi morbosi, sui pederasti, sugli adulti omosessuali del giro della pineta. Alla stampa italiana non par vero e montano l'ipotesi di delitto a sfondo sessuale pic.twitter.com/neYsc2MQ9R - Johannes Bückler (@JohannesBuckler) 29 marzo 2018 La richiesta di riscattoAlle 17.40 del 31 gennaio, a casa di Lavorini, arriva una telefonata: “Ermanno non tornerà a casa, anzi ritorna dopo cena. Dica a suo padre di preparare quindici milioni e di non avvertire la polizia”. Il ragazzino è stato rapito e i responsabili chiedono un riscatto. Da quel momento si scatena l'isteria collettiva di una intera comunità, quella viareggina, e di quasi tutta l'opinione pubblica italiana, che si convincono che i colpevoli siano i frequentatori notturni della pineta di Ponente di Viareggio: “Omosessuali in cerca di intimità e pedofili che vogliono accompagnarsi per soldi con dei ragazzini”, come ricostruito ne ‘Il caso Lavorini', il libro di Sandro Provvisionato uscito a fine gennaio per Chiarelettere.Il libro, scritto dal giornalista recentemente scomparso, ricostruisce l'intera vicenda: la città che punta il dito contro i cosiddetti “capovolti”, il termine dispregiativo che racchiude in un indistinto tutt'uno gay, travestiti e pedofili; i veri colpevoli che accusano adulti innocenti; la giustizia per mesi insiste sulla pista sbagliata, quella di un omicidio dai contorni (omo)sessuali: una grave approssimazione che finisce per provocare la morte di due innocenti indagati, uno di infarto, l'altro che si suicida in carcere. E poi la stampa che banchetta su quell'atroce crimine, alimentando i sospetti verso il mondo dei gay. Nel mega-tritacarne finiscono anche il sindaco di Viareggio, Renato Berchielli, poi un altro esponente socialista, Ferruccio Martinotti, entrambi costretti alle dimissioni. La verità per troppi anni nascosta: il movente fu politicoLa pineta e i suoi frequentatori esistevano davvero, non erano un'invenzione dettata dalla paura, e tra quegli alberi capitava anche che qualcuno, pure minorenne, esercitasse la prostituzione. Ma con il rapimento e l'uccisione di Lavorini gli omosessuali non c'entravano proprio nulla. Per accertare la verità, però, ci sarebbero voluti quasi dieci anni.Il movente, come stabilito da Corte di Appello e Cassazione, fu politico: “Ermanno Lavorini fu assassinato durante un sequestro di persona, messo in atto da ragazzi poco più grandi di lui, per ottenere un riscatto che doveva servire a finanziare un gruppetto politico di estrema destra”, si legge nel libro di Provvisionato. Le settimane immediatamente precedenti al rapimento, spiega l'autore, erano d'altronde già state segnate da situazione di alta tensione sociale in tutta Italia. La sera del 31 dicembre, ad esempio, un gruppo di manifestanti di estrema sinistra aveva inscenato - a suon di lanci di uova, frutta e verdura - una protesta di fronte alla Bussola, esclusivo locale della riviera di Viareggio noto per i suoi veglioni di Capodanno trasmessi dalla Rai. Proteste simili erano accadute all'inizio del mese alla Scala di Milano, quando il Movimento studentesco della Statale aveva preso di mira la borghesia meneghina in risposta all'uccisione, da parte della polizia, di due braccianti ad Avola, nel siracusano.“Nel cuore della Versilia rossa - commenta Provvisionato - stavano nascendo formazioni di estrema destra pronte ad armarsi e a passare al contrattacco”. Rispondere cioè ai gruppi dell'estrema sinistra.Pochi mesi più tardi, dalla bomba milanese alla Banca Nazionale dell'Agricoltura del dicembre di quel ‘69, l'Italia sarebbe sprofondata nel decennio di piombo. “Se la strage di piazza Fontana è il primo approdo della strategia della tensione - si chiede Provvisionato - è ipotizzabile che il caso Lavorini sia stato anche solo il molo di partenza? Esiste un filo nero che li lega assieme?”. Domande che finora non hanno ricevuto risposta. Otto anni per una sentenza che stracciò ogni accusa ai gayTornando al caso Lavorini: i responsabili vennero individuati in tre ragazzi, tutti appartenenti al Fronte monarchico giovanile, l'organizzazione dei giovani sostenitori del re: Marco Baldisseri, 16 anni al momento del rapimento; Rodolfo Della Latta, quasi ventenne, militante del Movimento Sociale Italiano; Pietrino Vangioni, vent'anni, leader del Fronte viareggino. Saranno loro tre i condannati al termine del processo iniziato a gennaio del 1975 e concluso nel maggio di due anni dopo. Otto anni abbondanti per arrivare a sentenza definitiva, otto anni nei quali Baldisseri da solo cambiò versione una dozzina di volte, cercando di depistare gli inquirenti con menzogne e accuse false.Alla fine i tre vennero condannati per omicidio preterintenzionale, secondo quanto stabilito dai giudici d'appello: condanne alleggerite di molto, più che dimezzate, rispetto al primo grado che invece li aveva reputati responsabili di omicidio volontario. Della Latta venne condannato a 11 anni e dieci mesi; Vangioni a 9 anni, Baldisseri a otto e mezzo. Tutti e tre sarebbero poi usciti dal carcere in anticipo rispetto alla scadenza.Ancora oggi, a distanza di cinquant'anni da quel caso e dalle bugie che fecero piombare l'Italia in un grande tiro al bersaglio nei confronti di innocenti, Vangioni continua a sostenere che “non è stato un sequestro a scopo di estorsione” né “un fatto politico: è stato un fatto sessuale”, come ha raccontato recentemente al Corriere della Sera.

  • Paura a Ballando con le Stelle: Manuela Arcuri perde il controllo

    Durante l'ultima puntata di Ballando con le Stelle, Manuela Arcuri ha vissuto attimi di grande paura perché ha rischiato di cadere

  • C'è un nuovo studio sugli effetti nocivi dei prodotti a base di cannabis

    C'è un improvviso e repentino contrordine sugli effetti della cannnabis cosiddetta “commestibile”. O anche light, leggera. O, ancor meglio, legale, o per uso terapeutico. Quella con la concentrazione dei principi attivi di THC ridotta e assai temperata. Perché, “a parità di concentrazione dei principi attivi - THC e CBD - fa male almeno quanto quella che si fuma e forse anche di più”. Lo rileva, e al tempo stesso lo rivela, uno studio appena pubblicato su Annals of Internal Medicine, studio che dimostrerebbe che in Colorado, dove la cannabis è legale, “ci sono stati più casi di intossicazione acuta, più disturbi psichiatrici e più problemi cardiovascolari in chi faceva uso di prodotti commestibili rispetto a chi fumava cannabis”, come si può leggere nell'edizione del Corriere della Sera del 15 aprile.Ormai anche in Italia sono sempre più frequenti i negozi dove chiunque può liberamente acquistare “cioccolato, biscotti, dolcetti, gomma da masticare, birra e ogni genere di prodotto a base di cannabis”. Una recente indagine , per esempio, ne ha censiti nel corso del 2018 ben 713, in crescita del 75% rispetto all'anno precedente.Un business in crescita, come osservava lo scorso 11 febbraio un'edizione dedicata (“Cannabis, corsa all'oro verde”) di Affari&Finanza, il supplemento economico e finanziario de la Repubblica del lunedì. “Basti pensare \- si legge - che i numeri dell'ultimo rapporto Arcview Market Research e Bds Analytics spiegano che “nel 2018 la spesa globale di cannabis legale ha superato i 12 miliardi di dollari mentre nel 2017 era stata di 9,5 miliardi e nel 2022 potrebbe toccare i 31 miliardi di dollari, una crescita media del 27%”.Insomma, nel giro di poco tempo decine di Paesi hanno deciso di legalizzare la cannabis terapeutica, che contiene dosi limitate di THC e cannabidiolo, e così la grande corsa all'oro verde è potuta cominciare.Secondo il Corriere, il business è tuttavia “sostenuto anche dall'idea, abbastanza diffusa, che i prodotti commestibili a base di cannabis facciano meno danni che non fumarla o aspirarne i vapori”. Ma è davvero così? Il punto è che tutto “dipende dal fatto che se uno la fuma o ne aspira i vapori comincia ad avvertirne gli effetti in un paio di minuti, e sopra una certa soglia - che varia molto da un individuo all'altro - c'è un campanello d'allarme (disturbi gastrointestinali, nausea e vomito) e si smette”. “Dimmi che cannabis usi e ti dirò che rischi corri”, avvertiva con questo titolo un articolo di la Repubblica già il 15 febbraio di un anno fa.Mentre la cannabis presa per bocca - si legge ancora sul quotidiano di via Solferino - si assorbe invece lentamente ed entrano in gioco diversi fattori, se lo stomaco è pieno o no, ad esempio, e in cosa è sciolta (con il cioccolato l'assorbimento è più rapido che con la gomma da masticare).Quel che non funziona, però, è che chi cerca la cannabis lo fa per sentirsi rilassato, spensierato e un po' più ‘social', con biscotti e cioccolato “all'inizio non prova niente, pensa di non averne assunta e ne cerca dell'altra”. Ma “nel frattempo la sostanza si accumula e quando si avvertono i primi disturbi potrebbero già essere quelli di un'intossicazione”.Secondo l'articolo, di questo fenomeno se ne sono accorti per primi al pronto soccorso di uno degli ospedali dell'Università del Colorado: “I medici hanno notato qualcosa che a prima vista pareva molto strano, quasi paradossale: quei ragazzi (ma anche gli adulti) che arrivavano dopo aver assunto cannabis per bocca sembravano stare peggio di chi la marijuana l'aveva fumata o inalata. A dirla tutta, rispetto a chi la fumava, quelli che avevano mangiato biscotti o dolcetti alla cannabis erano una piccola minoranza - uno su dieci - ma sembrava che i disturbi più gravi si concentrassero proprio su di loro. A questo punto i medici hanno deciso di analizzare 10.000 pazienti arrivati al pronto soccorso per abuso di alcol e cannabis. Le analisi hanno dimostrato che in 3.000 di loro i disturbi erano riconducibili solo e soltanto alla cannabis”.Non solo: gli unici morti di cannabis - perlomeno in Colorado - “si sono registrati fra coloro che l'avevano presa per bocca”. “Si tratta di casi rari d'accordo - precisa il Corriere - ma qualche volta si trattava di morti violente dovute al fatto che chi abusa di questi prodotti può avere sindromi psichiatriche acute, imprevedibili e difficili da controllare”, conclude l'articolo.Il punto vero di tutta questa faccenda, è che sappiamo ben poco di cosa ci sia davvero in questi prodotti. Lo sapevate per esempio che il THC non è distribuito allo stesso modo in un biscotto o in un pasticcino? Può perciò capitare “di assumere tutta quella che c'è con un morso solo (è soltanto una curiosità, ma la dice lunga su quanta poca uniformità ci sia in queste preparazioni)”.