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    Fedez, Codacons pretende le scuse: “Potete andare a fare in c**o”

    Il Codacons pretende le scuse di Fedez entro 48 ore. La replica del marito di Chiara Ferragni è al vetriolo.

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    La Madonna “appare” in piazza San Pietro durante benedizione del Papa

    Un nuvola avrebbe preso la forma della Madonna in piazza San Pietro durante la benedizione Urbi et Orbi.

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    Coronavirus, l'ipotesi: carenza vitamina D può aumentare rischi

    di Margherita Lopes Perché il nuovo coronavirus ha aggredito prima e in modo pesante in nostro Paese, rispetto ai 'vicini' europei? Alla ricerca di possibili concause o di specifici fattori di rischio, Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino ed Enzo Medico, ordinario di Istologia all’Università di Torino, hanno approfondito il ruolo che potrebbe svolgere la carenza di vitamina D, anche in seguito a recentissime raccomandazioni della British Dietetic Association. Un problema, quello della carenza della vitamina D, che in Italia interessa una vasta fetta della popolazione, soprattutto anziana. Sono così emersi alcuni dati che, sintetizzati in un documento sottoposto ai soci dell’Accademia di Medicina di Torino. Gli autori concludono suggerendo ai medici, "in associazione alle ben note misure di prevenzione di ordine generale, di assicurare adeguati livelli di vitamina D nella popolazione, ma soprattutto nei soggetti già̀ contagiati, nei loro congiunti, nel personale sanitario, negli anziani fragili, negli ospiti delle residenze assistenziali, nelle persone in regime di clausura e in tutti coloro che per vari motivi non si espongono adeguatamente alla luce solare". Anche perché "dati preliminari raccolti in questi giorni a Torino - si legge in una nota dell'Università - indicano che i pazienti ricoverati per Covid-19 presentano una elevatissima prevalenza di ipovitaminosi D". Inoltre, "potrebbe anche essere considerata la somministrazione della forma attiva della vitamina D, il calcitriolo, per via endovenosa nei pazienti affetti da Covid- 19 e con funzionalità respiratoria particolarmente compromessa". Queste indicazioni derivano da numerose evidenze scientifiche che hanno mostrato: un "ruolo attivo della vitamina D sulla modulazione del sistema immune; la frequente associazione dell'ipovitaminosi D con numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita nelle persone anziane, tanto più in caso di infezione da Covid-19. Ma anche un effetto della vitamina D nella riduzione del rischio di infezioni respiratorie di origine virale, incluse quelle da coronavirus. E la capacità della vitamina D di contrastare il danno polmonare da iperinfiammazione", spiegano gli autori.  Cosa fare, allora? "Il compenso di questa diffusa carenza vitaminica può̀ essere raggiunto innanzitutto esponendosi alla luce solare per quanto possibile, anche su balconi e terrazzi, alimentandosi con cibi ricchi di vitamina D e, sotto controllo medico, assumendo specifici preparati farmaceutici". L'Italia, fanno notare gli esperti, è uno dei Paesi europei (insieme a Spagna e Grecia) con maggiore prevalenza di ipovitaminosi D. Nel Nord Europa la prevalenza è minore per l’antica consuetudine di addizionare cibi di largo consumo (latte, formaggio, yoghurt ecc.) con vitamina D. Inoltre "la ridotta incidenza di Covid-19 nei bambini potrebbe essere attribuita alla minore prevalenza di ipovitaminosi D conseguente alle campagne di prevenzione del rachitismo attivate in tutto il mondo dalla fine dell’Ottocento".  Infine "l'insorgenza di un focolaio in Piemonte in un convento di suore di clausura, popolazione a più elevato rischio di ipovitaminosi D, costituisce un altro elemento suggestivo sul possibile ruolo protettivo della vitamina D sulle infezioni virali". Mentre la distribuzione geografica della pandemia "sembra potersi individuare maggiormente nei Paesi situati al di sopra del tropico del cancro, con relativa salvaguardia di quelli subtropicali".

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    A2A avvia la produzione di valvole per le maschere di emergenza

    Quelle che si innestano su maschere da snorkeling

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    Bruciate due ambulanze a Martina Franca

    Drammatico evento nella notte: due ambulanze usate per soccorrere i malati di coronavirus sono state date alle fiamme a Martina Franca, in Puglia.

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    Licia Nunez: “Non ho fatto in tempo a dire addio a mio padre”

    Licia Nunez parla della sua vita privata e racconta di non essere arrivata in tempo per dare l'addio al padre: "Se potessi tornare indietro lo farei".

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    "Ecco perché gli stranieri vengono risparmiati", secondo Galli

    E gli immigrati? Quanti sono i contagiati e quanti i ricoverati, ad esempio al Dipartimento di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di Milano? “Nessuno mi pare”, risponde in un'intervista a Libero Quotidiano il professor Massimo Galli che del Sacco di Milano è il primario. E il direttore sanitario osserva anche che “in ogni caso la percentuale è praticamente nulla”. Quanto alla spiegazione, il medico dice che “l'ipotesi, ma è ancora tutta da dimostrare anche se è verosimile, è che in alcune etnie di discendenza africana ci siano diverse caratteristiche e disponibilità per il virus”.Ovvero, uscendo dai tecnicismi, Galli dice che ciò significa che “queste persone potrebbero avere un fattore protettivo maggiore”, cioè è possibile “che abbiano le porte chiuse, o meglio, semichiuse nei confronti del Covid-19” mentre “le porte degli italiani sono invece spalancate”. Anche per il fatto che come italiani “siamo una popolazione molto vecchia, e questo ci espone più facilmente alle malattie” mentre “gli immigrati che risiedono in Italia sono per lo più giovani e in forze” e pertanto “hanno molti meno problemi di salute rispetto a noi”. “Il fattore anagrafico e la sana costituzione – osserva Galli – spiegherebbero anche il motivo per cui gli adolescenti e i bambini reagiscono molto meglio al Covid-19”.Infine un'ultima osservazione sul Giappone: “sono riusciti a circoscrivere il virus per tempo. Hanno individuato velocemente i contagiati, li hanno isolati e hanno ricostruito i loro contatti. In Italia invece l'infezione ha circolato almeno per un mese senza che ce ne rendessimo conto. Quando tutti, me compreso, pensavamo di essercela cavata, ecco che siamo stati presi alle spalle” conclude il primario del Sacco di Milano.