• Eurovision, Mahmood secondo: vince l'olandese Laurence

    E' l'olandese Duncan Laurence il vincitore l'Eurovision Song Contest 2019 con la sua ballata d'amore 'Arcade'. Mahmood, con 'Soldi', ha conquistato il secondo posto. "Il mio sogno si è avverato", ha detto il 24enne quando ha ricevuto l'iconico premio in vetro dal vincitore della scorsa edizione, Netta. Il testo di 'Arcade' si ispira alla storia di un amico di Laurence che ha perso l'amore della sua vita e sulle esperienze personali del cantante. L'Olanda aveva già vinto il concorso 4 volte, l'ultima nel 1975.   Duecento milioni di persone hanno assistito allo spettacolo, secondo una portavoce del concorso. Sul palco della kermesse è salita anche Madonna, che si è esibita verso la fine dello spettacolo con un vecchio classico 'Like a Prayer' e la sua nuova canzone 'Future: "Siete tutti vincitori - ha detto la popstar - non importa cosa succeda, arrivare fin qui non è stato facile". L'icona statunitense si è esibita insieme a due ballerini - ognuno indossava una bandiera, quella israeliana e quella palestinese - che alla fine si sono tenuti per mano, in un'apparente richiesta di pace. "Il potere della musica è quello di unire le persone. Questa è la cosa più importante", ha dichiarato poi l'artista.

  • Arnold Schwarzenegger aggredito da un fan in Sudafrica

    Malgrado lo spavento iniziale, l'attore non ha subito alcuna conseguenza ed ha immediatamente rassicurato i fan che erano venuti a vederlo.

  • Amici, Alessandra Amoroso a sorpresa: De Filippi commossa

    Nella semifinale di Amici, Alessandra Amoroso ha fatto una sorpresa a Maria De Filippi arrivando in puntata a sua insaputa

  • Juve, Barzagli: "Il nuovo stadio mi fece capire tutto. Futuro? Non lontano dal calcio..."

    ​La ​Juventus ha messo da tempo in cassaforte l'ottavo scudetto consecutivo, le ultime sfide del campionato sono di fatto una passerella, e non mancano addii importanti con cui i bianconeri faranno i conti: non solo mister Allegri, l'esperto difensore Andrea Barzagli ha spiegato nelle scorse settimane di essere pronto a lasciarsi alle spalle la carriera da calciatore.  J1897 Day: una tradizione ⚪️⚫️ che si rinnova! 🥂 Il Presidente Andrea Agnelli e @andreabarzagli2 ospiti della splendida serata...

  • "Troppe tasse mi sono arresa", storia di Anna  

    Di Silvia Mancinelli   "Sono italiana, abruzzese per la precisione, ho 69 anni e da cinque e mezzo vivo in questo palazzo insieme a mia figlia. Ci sono finita perché sono stata tantissimi anni nel nord Italia, a Brescia, dove avevo delle attività commerciali che sono stata costretta a chiudere per le spese sempre maggiori. Schiacciata dalle tasse che si sono accumulate una dopo l'altra mentre gli affitti salivano, quello della casa e dei negozi. Ho cercato di resistere, ma non ce l'ho fatta più. Ho dovuto mollare e sono tornata a Roma riciclandomi come badante: dopo due anni e mezzo la schiena mi ha abbandonato, ora sarei io ad aver bisogno della badante". Anna è una donna piccola e fortissima, una delle tante italiane finite in mezzo a una strada per colpa delle tasse eppure capace di non darsi per vinta, diventando una delle esponenti più battagliere del 'Movimento per il diritto all'abitare'. "In questo palazzo occupato si vive come in un condominio qualsiasi, ci siamo autorganizzati, abbiamo delle assemblee dove decidiamo quando e come fare le pulizie, se andare all'assessorato a chiedere un incontro: si decide tutti insieme perché stiamo facendo la lotta per la casa - spiega Anna - e insieme ci difendiamo da irruzioni, rischio sfratto e gente indegna di dividere il nostro spazio. Faccio un esempio, qui siamo tutti lavoratori, gente per bene, italiano o straniero non fa differenza: ma su una cosa non transigiamo, chi commette violenza su donne e anziani o chi spaccia è fuori. E' successo, abbiamo fatto le ronde in strada, davanti al palazzo, per evitare che quell'uomo rientrasse". "Siamo tutti in emergenza abitativa - conclude Anna - viviamo con la paura in un palazzo che può essere sgomberato da un giorno a un altro. Temiamo soprattutto che ci stacchino la luce: se accadesse qui sarebbe un disastro, ci sono tanti bambini, persone ammalate. Nell'ultimo mese hanno provato a condannarci al buio per ben due volte. Ma perché non regolarizzarci? Siamo umani, abbiamo diritto a un tetto sopra la testa".  

  • Storia di Marek, che rinuncia al reddito di cittadinanza

    Uno su tanti o un caso unico? Comunque un “caso di scuola”, per questo da studiare attentamente e dal quale trarre spunti di riflessione e indicazioni utili. Per fare meglio o correggere lacune.È il caso di Marek, nome di fantasia, che il Corriere della Sera porta alla luce in relazione al reddito di cittadinanza e alla sua erogazione. In quanto Marek, e altri come lui, hanno deciso di rinunciare al sussidio.Perché? Il motivo è presto detto: perché alle Poste gli hanno detto che sulla tessera gialla appena aperta e che ha in mano “ci sono su 186,46 euro, quanto gli spetta fatti i calcoli del suo Isee,”. Quindi Marek “ha deciso che il gioco non vale la candelaMa qual è il profilo di Marek? Non è né occupato né disoccupato, né giovane né pensionato, né povero né non povero.Antonio Polito, che lo tratteggia, lo definisce semplicemente come “un singolare prodotto della complessità sociale dell'indigenza, e di quel palcoscenico della vita che è Napoli, dove niente è come appare”.Ha 53 anni, Marek. Che si descrive come “un lavoratore occasionale per due aziende” e per trenta giorni lavorativi “ciascuna”.Marek “non fattura più di cinquemila euro l'anno”. “Ci sto attento, perché se supero quella cifra devo aprire una partita Iva e allora se ne vanno centinaia di euro ogni tre mesi” dice. Il dilemma tra crescere ed emergereMarek vende libri di medicina. Fa campagne promozionali. È venditore e vetrinista.“Mi chiamano quando hanno bisogno” racconta. “Non potrei giurare che fattura tutto il lavoro che fa. E neanche lui. È un classico esempio della trappola delle soglie. L'Italia è piena di gente che non vuole ‘crescere' per non emergere” spiega il giornalista. Ma la sorpresa di Marek è che si aspettava 780 euro, “come mi avevano detto” e invece nella tesserina se n'è trovati appena o solo 186,46. Almeno se ne aspettava 500, visto che come assegnatario di un alloggio popolare non paga l'affitto.Ora il suo problema qual è? È che adesso gli chiedono di firmare il DID, cioè una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro su cui lui sta ragionando così, anche se non ha molto tempo per poter decidere: “Ma si parla di otto ore di lavori sociali alla settimana, più corsi di formazione”.“Se mi mettono per iscritto che le posso cumulare in un solo giorno, e che i corsi sono serali, allora posso continuare a lavorare e accetto l'assegno. Ma nessuno me lo sa dire”, aggiunge preoccupato, “E se io invece devo fare due ore al giorno, più due di viaggio, quando lavoro più? Oppure mi scrivono su un pezzo di carta che io rinuncio a tutto per sei mesi, faccio i corsi, e poi dopo ho un lavoro fisso. Allora ci sto. Ma con un milione di domande, dove li trovano un milione di posti di lavoro. Chi ci crede?” Già. Di sicuro non è soloIl caso di Marek non è isolato. “All'Inps di Napoli in parecchi stanno chiedendo quale sia la procedura per ritirarsi, spesso proprio perché la cifra ricevuta è troppo bassa rispetto alle attese” analizza Polito.Ma nessuno lo sa e l'ipotesi del ritiro non era comunque contemplata o anche solo adombrata.Allora, cosa ci dice alla fin fine la storia di Marek? Secondo Polito ci dice innanzi tutto due cose: “La prima è che sono riusciti a ottenere la carta anche persone che sono di fatto sopra la soglia di povertà, e che dunque possono rinunciare a un contributo che considerano troppo modesto; la seconda è che il sistema di controlli messo in piedi è efficace come deterrente anti-imbrogli”.Poi ce n'è una terza, ed è forse la più importante, e cioè “che il reddito di cittadinanza è stato così tanto piegato verso l'avviamento a un ipotetico lavoro, per la paura del governo di apparire assistenzialista, che alla fine rischia di entrare il conflitto con il lavoro che c'è: duro, difficile, precario, sporco, talvolta nero, ma pur sempre lavoro. E la gente, comprensibilmente, il lavoro che c'è se lo tiene stretto”.Tanto più che Marek segnala il caso di un amico che non fa nulla, “non ha voglia, vive a casa della fidanzata” e che i 480 euro che gli hanno dato “lui se li prenderà, non gli cambia niente”.Su questo aspetto Marek è preciso: “Conosco gente - dice - che invece ha bisogno ma perde i 280 dell'affitto perché non ha il contratto della casa registrato; e quale padrone di casa registra il contratto a Napoli? Poi conosco uno che fa i mercatini, affitta il posto del titolare della licenza. Quello sta bene, ma risulta senza reddito. Insomma, non funziona. Io avevo capito un'altra cosa”.Dunque, il caso di Marek che forse “non è facile mirare con precisione alla povertà”. “Il reddito di cittadinanza è un primo tentativo”. Che andrà di certo perfezionato.E quello di Marek è un caso da studiare. Anche per capire se la povertà è davvero come ce la si immaginava, chiosa Polito.

  • Striscia la Notizia, la rivelazione di Silvia Toffanin su Marco Caltagirone

    AStriscia La Notizia, Valerio Staffelli ha indagato con Silvia Toffanin sull'aspetto di Marco Caltagirone, il futuro marito di Pamela Prati.