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    Muore a 38 anni il figlio del sultano del Brunei, produttore e amico delle star

    AGI - Il principe Azim, figlio del sultano del Brunei, è morto la mattina del 24 ottobre all'età di 38 anni. L'annuncio ufficiale è arrivato dal governo che non ha, però, rivelato le cause del decesso. I media locali riportano che combatteva da tempo con una malattia. Azim, quarto in linea di successione al trono della nazione asiatica si era guadagnato una reputazione a Hollywood come produttore cinematografico. Sesto figlio del sultano Hassanal Bolkiah, con fama da playboy, era noto per i suoi party sontuosi con ospiti illustri come Pamela Anderson, Janet Jackson e Mariah Carey. La sorella di Michael Jackson è stata una delle star che ha espresso le condoglianze sui social: "Azim, ti voglio bene e inshallah non soffrirai più", ha scritto su Instagram. Il principe aveva prodotto alcuni film, tra cui ‘Qualcosa di buono' del 2014 con Hillary Swank, costruendosi una carriera part-time nell'industria cinematografica, come ricorda la Cnn, nonostante le critiche internazionali alle politiche draconiane del padre. L'anno scorso, la proposta della lapidazione ai condannati per rapporti sessuali tra gay, adulterio e stupro fu poi ritirata proprio dietro la pressione di un coro di condanne da parte di star mondiali dello spettacolo e Ong dei diritti umani.  I funerali del principe Azim - morto nella capitale Bandar Seri Begawan - si sono tenuti il 24 ottobre e il Brunei è entrato in una settimana di lutto nazionale.

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    Stuprò l'amica, l'ex assessore Massari patteggia 2 anni e fa terapia

    La violenza risale allo scorso 13 giugno

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    Adnkronos

    Zangrillo: "Lockdown Milano e Napoli? Surreale, parli Conte"

    "Io penso e spero" che la dichiarazione di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, sul lockdown a Milano e Napoli, "sia decontestualizzata rendendola surreale. Se fosse vero, l'unico modo che ho di commentare è quello di implorare il presidente del Consiglio dei ministri", Giuseppe Conte, "di parlare lui a nome di tutti. Perché chiudere Milano e Napoli è qualcosa di estremamente importante e significativo e penso che debba essere preannunciato e fatto dal Capo del Governo". Così Alberto Zangrillo, primario di terapia intensiva dell'ospedale San Raffaele di Milano commenta le parole di Ricciardi a 'L'Aria che tira' su La7.  "Io dico: chi parla se ne assume la responsabilità. Il professor Ricciardi avrà degli elementi che lo portano a dire coscientemente e con senso di responsabilità quanto ha detto. Se così non fosse è un problema suo e degli organismi preposti, il Cts e il governo stesso. Io continuo a cercare di farvi capire quello che noto quotidianamente. Non dico che sono tranquillo, però sono e devo essere responsabile", sottolinea Zangrillo. "Ho delle responsabilità - continua - nei confronti di questo tipo di malati" con Covid-19, "e ho delle responsabilità anche nei confronti degli altri malati. Stamattina mi sono dovuto occupare di casi acutissimi con patologie che non c'entrano con Sars-Cov-2. Ci sono tutte queste situazioni in un ospedale. Per cui noi responsabilmente dobbiamo essere in un sistema organizzato che si occupa di tutto". "Se noi pensiamo che la soluzione sia quella di chiudere tutti in casa, è probabilmente corretta se è stato detto, però dobbiamo anche capire quali sono le conseguenze a cui ci esponiamo se chiudiamo tutti in casa. Comprendete? Perciò io adesso mi aspetto di ricevere dalla mia Regione delle informazioni su come dobbiamo comportarci in ragione di queste dichiarazioni".

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    Serie A, la classifica senza errori arbitrali dopo la 5ª giornata

    Ecco gli episodi da moviola più significativi della giornata numero cinque del campionato italiano di Serie A. Milan-Roma, quanti errori.

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    La Kardashian festeggia il compleanno su una spiaggia paradisiaca: le foto del suo fisico mozzafiato

    Kim Kardashian ha festeggiato i suoi 40 anni su una spiaggia paradisiaca e sui social ha messo in mostra le sue curve da capogiro.

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    GfVip5: rivelato l'arcano della Gregoraci

    Potrebbe essere stato proprio Alfonso Signorini a svelare il segreto di Elisabetta Gregoraci al Gf Vip: i dettagli dell'intricata vicenda

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    Primo incontro fra ex re Alberto II e la figlia riconosciuta dal Tribunale

    AGI - L'ex re dei Belgi Alberto II ha incontrato per la prima volta Delphine, la figlia segreta che ha dovuto riconoscere dopo una lunga battaglia legale, al termine della quale il tribunale ha decretato che Delphine ora abbia il cognome di famiglia e il titolo, diventando la Principessa Delphine de Saxe-Cobourg. Il Palazzo reale ha diffuso una foto in cui Delphine è seduta sorridente con Alberto II e la consorte Paola Ruffo di Calabria.  Nonostante la vittoria giudiziaria, la "nuova" principessa di Sassonia Coburgo non dimentica di avere ricevuto dal padre, l'ex re dei Belgi Alberto II, "una coltellata alla schiena", espressa attraverso la freddezza e la mancanza di qualunque sentimento. Nata nel febbraio 1969 nel corso della lunga relazione che sua madre, la baronessa Sibylle de Sélys Longchamps ha avuto dal 1966 al 1984 con l'allora principe ereditario, sposato dal 1959 con la futura regina Paola, Delphine ha cominciato la sua battaglia solo da adulta. L'ex sovrano ha regnato dal 1993 al 2013 ed è il padre dell'attuale re Filippo. Ha sempre negato di essere il padre di Delphine, fino a quando la Giustizia l'ha costretto a un test del Dna, nel 2019. Il risultato ha confermato la paternità e la notizia è stata resa nota a fine gennaio scorso. I legali dell'ex monarca hanno però precisato in quella occasione che pur essendo il padre biologico di Delphine, Alberto "non è mai stato coinvolto in nessuna decisione familiare, sociale o educativa" che la riguardasse. La bambina, poi ragazza e giovane donna, ha comunque avuto contatti regolari con il padre fino a una rottura drastica avvenuta quando lei aveva 33 anni. Fino ad allora, ha spiegato la neo-principessa nella conferenza stampa dopo la sentenza, si era comportata da "bravo soldatino" per proteggere i suoi genitori, ma dopo il litigio si è sentita ferita, "come da una coltellata alla schiena". "Ho semplicemente chiesto di essere trattata come i miei fratellastri" (l'attuale re Philippe, Laurent e Astrid, ndr). Ma da parte di Alberto II questa richiesta è stata accolta con "il silenzio e nessuno slancio di generosità o benevolenza". Nella sua prima uscita pubblica da principessa, Delphine ha escluso le motivazioni finanziarie: "L'uomo di cui ero la figlia legale (l'industriale Jacques Boël, ndr) era molto molto ricco. Se la motivazione fosse stato il denaro, sarei stata stupida a fare quello che ho fatto". Come artista diplomata a Londra, continuerà a firmare le sue opere con il solo nome, Delphine: "certo non andrò in giro a chiedere di chiamarmi principessa", ha sorriso.